
Fondo Acceleratori II seguirà le startup dal pre-seed alla Series B

CDP Venture Capital ha annunciato il 19 ottobre 2026 il Fondo Acceleratori II: investirà principalmente in fondi pre-seed e seed e potrà intervenire direttamente nelle startup più promettenti durante i round Series A e B. Stefano Molino, responsabile del Fondo Acceleratori, definisce Z_One Fund «il primo passo di questa strategia». Per le startup, il percorso iniziale passa dai gestori e dai programmi di accelerazione: nell’annuncio non è pubblicata una procedura di candidatura diretta al nuovo fondo di CDP.
Il primo investimento è Z_One Fund, gestito da Eureka! Venture SGR, al cui primo closing CDP Venture Capital ha partecipato come anchor investor. Z_One ha raccolto oltre 35 milioni di euro e punta a 60 milioni, fino a 100 investimenti e ticket iniziali fino a 250 mila euro. La ricostruzione del lancio pubblicata il 20 ottobre indicava per Z_One un obiettivo precedente di 55 milioni. Il closing e i due obiettivi di raccolta riguardano Z_One, non la dotazione del Fondo Acceleratori II.
Che cosa cambia rispetto alla rete di acceleratori
Con il Fondo Acceleratori I, CDP Venture Capital operava attraverso veicoli di investimento legati a programmi di accelerazione verticali distribuiti in Italia. Il nuovo strumento sposta il primo passaggio del capitale verso fondi amministrati da SGR indipendenti, con team specializzati negli investimenti nelle fasi iniziali. Questi gestori saranno affiancati da operatori esperti nella progettazione e nella conduzione dei programmi di accelerazione.
La selezione dei fondi terrà conto sia dell’esperienza maturata nella Rete Nazionale Acceleratori sia di quella acquisita da altri gestori in Italia e all’estero. La differenza è concreta: CDP sottoscrive un fondo specializzato; il suo gestore individua le startup e decide gli investimenti pre-seed e seed, mentre l’operatore dell’accelerazione lavora con le imprese selezionate. La partecipazione di CDP al fondo non equivale quindi a un suo investimento diretto in ogni società del portafoglio.
Questa struttura permette di distinguere due decisioni che spesso vengono confuse. La prima riguarda quali gestori entreranno nella strategia del Fondo Acceleratori II. La seconda riguarda quali startup riceveranno capitale dai fondi partecipati, secondo le scelte dei rispettivi team. I programmi collegati ai gestori sono il punto in cui una giovane impresa può entrare nel percorso iniziale.
Z_One mette in pratica la prima direttrice

Z_One cerca startup nelle aree AI Applications e UrbanTech. Nel primo ambito rientrano applicazioni dell’intelligenza artificiale per i processi delle imprese, la pubblica amministrazione e i servizi ai cittadini; nel secondo, soluzioni per edifici, mobilità e servizi urbani. Il fondo intende entrare nelle società nelle fasi iniziali come primo investitore istituzionale e affiancare al capitale un programma strutturato di accelerazione.
La gestione è affidata a Eureka! Venture SGR e il gruppo che guida Z_One comprende Luigi Capello, Giulio Montoli e Giulia Fazzini. Società del gruppo Zest forniscono consulenza al programma di accelerazione. Nel closing figurano, oltre a CDP, Zest e Fondazione Compagnia di San Paolo; Lazio Innova partecipa attraverso un fondo parallelo focalizzato sugli investimenti nel Lazio.
Il fondo parte dall’Italia e considera l’Europa uno spazio di crescita per le società del portafoglio. Il veicolo parallelo dedicato al Lazio ha un perimetro territoriale specifico, che va distinto da quello della strategia generale di Z_One. Anche gli importi vanno attribuiti al soggetto giusto: il capitale raccolto al closing è di Z_One nel suo insieme, mentre la quota sottoscritta da CDP non è stata resa nota.
Come funziona il possibile seguito nelle Series A e B

La seconda direttrice del Fondo Acceleratori II riguarda le startup che raggiungono una fase di crescita successiva. CDP potrà valutare un investimento diretto nei round Series A e B delle imprese più promettenti. È una facoltà distinta dall’investimento iniziale effettuato da un fondo partecipato: la presenza di una startup nel portafoglio di quel fondo non comporta automaticamente un intervento di CDP nel round seguente.
Anche Z_One prevede investimenti successivi selettivi nelle proprie partecipate che raggiungono traguardi di crescita. Sono decisioni del fondo gestito da Eureka!, da tenere separate dall’eventuale investimento diretto del Fondo Acceleratori II. Una stessa impresa potrebbe dunque ricevere capitale iniziale da Z_One, un successivo investimento dello stesso gestore e, se selezionata, un investimento diretto di CDP; nessuno di questi passaggi è garantito dal precedente.
La continuità promessa dalla nuova struttura consiste nella possibilità di seguire le imprese oltre l’accelerazione senza affidarsi soltanto ai veicoli dei programmi iniziali. Il capitale cambia canale lungo il percorso: nelle prime fasi arriva dal fondo specializzato, nei round più avanzati può arrivare anche direttamente da CDP. La distinzione conta perché il Fondo Acceleratori II non ha annunciato un ticket standard per le Series A e B: il limite iniziale di 250 mila euro citato per Z_One non descrive i futuri investimenti diretti di CDP.
Dove entra una startup nel percorso
Per una startup pre-seed o seed, l’accesso descritto dalla nuova strategia passa dai fondi selezionati e dai programmi di accelerazione che li affiancano. Z_One è il primo caso concreto: individua imprese negli ambiti dichiarati e abbina l’investimento iniziale al supporto del programma. Una candidatura a quel percorso riguarda quindi il gestore e l’iniziativa interessata, non una domanda unica al Fondo Acceleratori II.
Nel caso di una società già cresciuta, l’eventuale investimento diretto di CDP appartiene invece alla valutazione dei round successivi. L’annuncio non presenta una call generale per startup né una procedura pubblica di accesso diretto al nuovo veicolo. Restano inoltre da comunicare la dotazione complessiva del Fondo Acceleratori II e l’importo preciso investito da CDP nel closing di Z_One: senza quei dati, la raccolta del primo fondo partecipato non misura la capacità finanziaria del nuovo strumento.
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