
LIFTT diventa evergreen: 140 milioni senza una scadenza prefissata

Il 14 ottobre 2026, come riferisce ANSA, Azimut e LIFTT hanno annunciato il completamento della partnership che trasforma LIFTT S.p.A. in LIFTT SCA-SICAV-RAIF, fondo evergreen lussemburghese con circa 140 milioni di euro di patrimonio iniziale e 59 società già in portafoglio, selezionate dopo l’analisi di oltre 7.000 opportunità. Le partecipazioni esistenti confluiscono nel nuovo veicolo: l’operazione riguarda quindi investimenti già effettuati, non soltanto la raccolta di capitale per quelli futuri.
Nella comunicazione di Azimut Italia, che affida la gestione ad Azimut Investments S.A. e l’advisory strategico esclusivo a LIFTT Tech Partners S.r.l., Giovanni Tesoriere, amministratore di quest’ultima, cita «la massa critica e la flessibilità temporale» come fattori per accedere ai round internazionali di co-investimento. Il team specializzato resta a Torino, mentre investimenti, disinvestimenti e gestione del rischio diventano responsabilità del gestore. Per le partecipate cambia così il percorso delle decisioni sul capitale; per gli investitori cambia la durata prevista dell’impiego.
Il portafoglio entra nel fondo già investito
Il veicolo eredita le partecipazioni costruite da LIFTT tra Italia, altri Paesi europei e Stati Uniti, in imprese con tecnologie e stadi di sviluppo differenti. Questa base già investita permette alle nuove risorse raccolte di affiancarsi a un portafoglio esistente. Le risorse potranno sostenere la crescita delle società ritenute più promettenti oppure finanziare nuovi ingressi coerenti con la strategia del fondo.
Le due destinazioni competono per lo stesso capitale disponibile. Una partecipata che abbia bisogno di finanziare una fase successiva di sviluppo può restare candidata a un nuovo investimento, ma il passaggio al fondo non equivale a un impegno a finanziare automaticamente ogni round. Il gestore dovrà decidere quali proposte approvare tenendo conto sia delle esigenze delle singole imprese sia dell’insieme delle esposizioni del veicolo.
Il patrimonio iniziale descrive il valore con cui il fondo si presenta sul mercato, non una somma interamente libera per nuovi investimenti: comprende un portafoglio già investito. È una distinzione decisiva quando si valuta la capacità di sostenere le partecipate, perché i finanziamenti successivi dipenderanno dalle nuove risorse raccolte, dagli eventuali proventi delle cessioni e dalle scelte di allocazione del gestore.
Il team torinese propone, Azimut decide
LIFTT Tech Partners conserva il lavoro di ricerca delle opportunità, analisi delle imprese e preparazione delle proposte di investimento e disinvestimento. Azimut Investments gestisce il fondo e assume le decisioni finali, oltre al controllo dei rischi. La separazione lascia al team torinese un ruolo specialistico lungo il ciclo dell’investimento, ma colloca la responsabilità dell’impiego del patrimonio presso un soggetto distinto.
Per un’impresa già partecipata, questo significa che la conoscenza accumulata dal team di LIFTT può continuare ad alimentare una proposta di sostegno. La proposta deve però passare dalla valutazione del gestore, che può confrontarla con nuovi progetti e con le necessità delle altre società in portafoglio. Anche un’eventuale vendita segue questa distinzione: l’advisor può proporre il disinvestimento, mentre la decisione spetta ad Azimut Investments.
La durata aperta cambia i tempi delle cessioni
La ricostruzione di Financecommunity descrive un fondo senza scadenza predeterminata, capace di reinvestire i proventi e di accompagnare le partecipate attraverso più cicli di finanziamento, con sottoscrizioni nel tempo e finestre periodiche di liquidità. In un fondo chiuso tradizionale, la durata programmata esercita invece una pressione a realizzare le cessioni entro la fine del veicolo. Qui il calendario del fondo non impone da solo una data comune per liquidare il portafoglio.
La differenza conta nel deep tech, dove ricerca, validazione e crescita industriale possono richiedere tempi diversi. Se una tecnologia promettente necessita di altro capitale prima di arrivare al mercato, il gestore può valutare ulteriori investimenti senza doverli escludere soltanto perché si avvicina la scadenza del fondo. Se una partecipazione viene ceduta, i proventi possono alimentare altre opportunità anziché segnare necessariamente la conclusione del ciclo di investimento.
La durata aperta non rende permanente ogni singola partecipazione. Un’exit rimane una scelta possibile quando la vendita è ritenuta opportuna; semplicemente, può essere valutata rispetto al percorso dell’impresa anziché a una data fissata per la chiusura del veicolo. È questa flessibilità, insieme alla possibilità di reinvestire, che può sostenere società bisognose di capitale in fasi successive, se il gestore approva le relative proposte.
Le finestre di liquidità hanno un limite concreto
Per chi sottoscrive il fondo, la durata aperta non significa che il capitale sia recuperabile in qualsiasi momento. Le finestre periodiche offrono occasioni per chiedere liquidità, mentre il patrimonio resta esposto a imprese non quotate, le cui quote possono richiedere tempo per essere vendute o valutate. La possibilità di presentare una richiesta e la capacità di soddisfarla subito e per intero sono questioni diverse.
Le informazioni diffuse sull’operazione non precisano periodicità, preavviso, criteri di valorizzazione o eventuali limiti ai rimborsi. Questi termini determineranno quanto le finestre siano utilizzabili nella pratica, soprattutto se più investitori chiedessero liquidità mentre il fondo mantiene capitale impegnato nelle partecipate. La flessibilità promessa dal modello riguarda anzitutto la vita del veicolo e le scelte di investimento; la liquidità dell’investitore dipenderà anche dalle condizioni operative delle quote.
Il primo effetto osservabile della nuova struttura arriverà dalle decisioni di Azimut Investments sulle risorse aggiuntive: quanto capitale verrà destinato a nuovi round delle società già presenti e quanto a nuovi investimenti. Da quella ripartizione dipenderà la capacità del fondo di accompagnare il portafoglio esistente senza rinunciare a cogliere altre opportunità nel deep tech.
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