
Zest chiude l’exit da Epic: 3,5 volte l’investimento, ma in dieci anni

Zest ha annunciato la conclusione dell’exit da Epic: l’operazione Zest–Epic è datata 24 settembre 2026 nei comunicati della società. La fintech era entrata nel portafoglio nel 2016, circa dieci anni prima dell’exit: il resoconto di Websim indica un incasso previsto di 863 mila euro, un multiplo di 3,5x sull’investimento complessivo e un tasso interno di rendimento, o IRR, del 16%. Lo stesso resoconto riporta una quota del 2,28%, valutata 797 mila euro al 31 dicembre 2025, e stima in 66 mila euro l’effetto positivo dell’operazione sul valore patrimoniale netto, o NAV, del 2026.
Epic ha sviluppato soluzioni di finanza alternativa per le piccole e medie imprese italiane, occupandosi anche di analisi, strutturazione e distribuzione di strumenti finanziari a investitori qualificati. Gabriele Ronchini, amministratore delegato di Zest Investments, ha descritto il percorso nel resoconto del Giornale: «Con questa operazione si concretizza il nostro percorso al fianco di Epic, iniziato nel 2016». L’operazione è conclusa, mentre l’incasso per Zest è ancora indicato al futuro: distinguere i due stati evita di trattare la somma annunciata come denaro già ricevuto.
Che cosa rappresenta l’incasso di 863 mila euro
La cifra in euro riguarda la distribuzione che Zest riceverà dopo l’operazione sulla principale partecipazione detenuta da Epic. È il risultato monetario di questo passaggio finale, non una misura autonoma del rendimento dell’intero investimento. Per ottenere quel rendimento servono anche il capitale versato e gli eventuali flussi intervenuti durante il percorso.
Per questo non basta dividere l’incasso annunciato per il multiplo di 3,5x e chiamare il risultato «investimento iniziale». La divisione sarebbe valida soltanto se quell’incasso rappresentasse tutti i proventi dell’operazione e se il capitale fosse stato versato in un’unica soluzione. I dati pubblicati non forniscono una sequenza completa di versamenti e distribuzioni. La formulazione disponibile attribuisce il multiplo all’investimento complessivo e la somma in euro alla distribuzione conseguente all’ultima operazione: i due perimetri non vanno sovrapposti.
Il 3,5x descrive quanto è tornato sul capitale
Il multiplo confronta il valore ottenuto con il capitale investito, senza incorporare da solo il tempo impiegato per ottenerlo. Un ritorno di 3,5x significa che, nel perimetro dell’investimento a cui si riferisce il dato, a ogni euro impiegato corrispondono tre euro e mezzo di ritorno complessivo. Non significa un guadagno netto di tre euro e mezzo per euro: una parte del ritorno restituisce il capitale di partenza.
In un esempio puramente ipotetico, un investimento unico di 100 euro che restituisca 350 euro avrebbe un multiplo di 3,5x. Dei 350 euro ricevuti, 100 rimborserebbero il capitale e 250 costituirebbero il guadagno prima di eventuali costi e imposte. Se l’incasso arrivasse rapidamente o dopo molti anni, il multiplo resterebbe identico. Cambierebbe invece il rendimento annualizzato, perché il capitale sarebbe rimasto impegnato per periodi diversi.
Nel caso Epic, l’ingresso nel portafoglio risale al 2016 e l’exit è stata annunciata nel 2026. La distanza fra queste date spiega il riferimento a circa dieci anni, ma non descrive con precisione il giorno di ogni versamento o rientro. Per valutare il peso del tempo occorre passare dal multiplo al tasso interno di rendimento.
Perché l’IRR del 16% non è il multiplo diviso per dieci
L’IRR è il tasso annualizzato che tiene conto dell’importo e della data di ciascun flusso di cassa dell’investimento. In termini finanziari, è il tasso che porta a zero il valore attuale netto degli esborsi e degli incassi. Una distribuzione ricevuta prima della chiusura pesa quindi diversamente da una somma uguale incassata soltanto alla fine, anche quando il totale restituito è lo stesso.
Un calcolo semplice mostra la differenza. Se, per ipotesi, 100 euro fossero investiti una sola volta e ne tornassero 350 in un unico pagamento esattamente dieci anni dopo, il rendimento composto annuo sarebbe circa il 13,35%. È il tasso che porta 100 a 350 lungo quel periodo. Dividere 250 euro di guadagno per dieci anni darebbe invece una media aritmetica che ignora la capitalizzazione e non sarebbe l’IRR dell’esempio.
Il 16% comunicato per Epic è superiore al tasso di quell’esempio perché l’esempio impone un solo esborso iniziale e un solo incasso finale a distanza esatta di dieci anni. Importi versati in date diverse, rientri precedenti all’ultima distribuzione o una durata effettiva differente cambierebbero il calcolo. Senza il calendario completo dei flussi non si può ricostruire quale combinazione abbia prodotto l’IRR dichiarato. Quel 16% non è dunque una cedola annuale né una percentuale da applicare ai soli 863 mila euro: descrive il rendimento temporalmente ponderato dell’investimento nel suo insieme.
Perché il multiplo pesa diversamente nei conti di Zest
Il risultato maturato nell’intera vita dell’investimento è diverso dall’effetto economico dell’ultima operazione sui conti correnti. La partecipazione in Epic aveva già un valore attribuito in bilancio prima dell’exit. Il confronto tra quel valore e l’incasso atteso produce una variazione del NAV molto più contenuta del ritorno storico espresso dal multiplo.
Questo scarto dà una lettura più precisa dell’operazione per chi segue Zest: una parte della valorizzazione di Epic era già riflessa nel patrimonio del gruppo, mentre la distribuzione trasforma la partecipazione in liquidità da incassare. Nei risultati successivi conteranno la registrazione dell’incasso e il trattamento contabile della quota; il 3,5x continuerà a descrivere il percorso dell’investimento, non il solo incremento di valore prodotto dalla sua chiusura.
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