Il VC italiano cresce del 71%, ma perde un terzo dei round

|Autore: Redazione QUASA|5 min di lettura| 1
Il VC italiano cresce del 71%, ma perde un terzo dei round

L’8 ottobre 2026, durante Wave by Vento a Torino, Growth Capital e Italian Tech Alliance hanno presentato i dati dell’Osservatorio trimestrale: nei primi nove mesi dell’anno gli investimenti nelle startup italiane sono saliti da 855 milioni a 1,465 miliardi di euro, circa il 71% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i round sono scesi da 306 a 210, con una flessione di circa il 31%.

La crescita del capitale non si è estesa alle operazioni iniziali. Il resoconto di Startupbusiness registra un calo dei round pre-seed e seed da 183 a 116, pari al 37%, mentre quelli di Serie B e successive raddoppiano a 18 e assorbono 648 milioni di euro, il 44% del totale; Fabio Mondini de Focatiis, founding partner di Growth Capital, commenta: «Il mercato italiano sta maturando».

Il calo si concentra all’inizio della raccolta

In Italia i round pre-seed e seed scendono da 183 a 116 nel confronto tra i primi nove mesi del 2025 e del 2026.

Le operazioni pre-seed e seed spiegano gran parte della diminuzione del numero complessivo di round. La differenza tra i due periodi è di 96 operazioni; 67 riguardano queste fasi iniziali, ossia circa sette decimi della riduzione netta. È una misura dei finanziamenti conclusi, non delle startup che hanno cercato capitali senza trovarli. Mostra però dove si è assottigliata l’attività osservata.

Pre-seed e seed restano le categorie più frequenti, ma la loro quota sul totale dei round diminuisce. All’altro estremo, le operazioni dalla Serie B in avanti sono più numerose e raccolgono una parte molto maggiore del denaro. I due movimenti possono convivere: una raccolta avanzata può aggiungere molto al valore complessivo pur contando come una sola operazione, mentre la scomparsa di diversi piccoli round pesa soprattutto sul numero dei finanziamenti.

Il totale investito, quindi, risponde solo a metà della domanda su quanto capitale sia disponibile per le imprese più giovani. Dice quanto denaro è entrato nel mercato, ma non quante startup abbiano chiuso il loro primo o secondo finanziamento. Il numero dei round iniziali offre una misura più diretta di quella possibilità. Il calo registrato non permette invece di distinguere quanta parte dipenda da minori richieste e quanta da decisioni più selettive degli investitori.

Tre operazioni raccolgono quasi un terzo del capitale

Il round Serie D di Exein da 234 milioni di euro supera le altre due operazioni che compongono i tre mega-round rilevati.

La concentrazione emerge anche guardando ai maggiori finanziamenti: tre mega-round valgono insieme 442 milioni di euro. Exein guida la classifica con 234 milioni in Serie D; seguono un’operazione riservata da 108 milioni in Serie C e Rent2Cash con 100 milioni in Serie A. La presenza di Rent2Cash mostra che un’operazione molto grande non appartiene necessariamente alle fasi dalla Serie B in poi.

Quei tre round rappresentano poco più del 30% degli investimenti dei nove mesi, pur essendo soltanto tre delle 210 operazioni registrate. Sottraendoli dal totale, restano 1,023 miliardi di euro e 207 round. Il calcolo rende visibile il peso delle raccolte maggiori, ma non attribuisce automaticamente a esse tutto l’aumento rispetto all’anno precedente: per misurarne il contributo servirebbe confrontarle con operazioni di pari dimensione nello stesso periodo del 2025.

Anche la dimensione dei finanziamenti si è spostata verso l’alto. Il valore medio dei round nei nove mesi arriva a 7 milioni di euro, contro 4,1 milioni nel confronto riportato dall’Osservatorio; quello mediano passa da 1,1 a 2 milioni. La mediana, meno esposta ai singoli deal eccezionali, indica che l’aumento non dipende soltanto dalle operazioni più grandi. Resta una misura riferita ai round conclusi: non descrive l’importo accessibile a una startup che cerca oggi il suo primo investimento.

Il software guida la distribuzione per settori

Il denaro si concentra anche in alcuni comparti. Il software compare in circa un round su quattro e raccoglie 512 milioni di euro, pari al 35% del totale. Seguono life sciences con 246 milioni, smart city con 209 milioni e fintech con 195 milioni. Insieme, questi quattro settori assorbono il 79% dei capitali investiti nei primi nove mesi.

La classifica per numero di operazioni è diversa da quella per somme raccolte. Software, life sciences e smart city rappresentano insieme il 53% dei round, mentre la graduatoria del capitale comprende anche il fintech tra i primi quattro. Per questo il peso di un settore nel totale nazionale non dice, da solo, quanto siano frequenti i finanziamenti al suo interno: pochi deal consistenti possono modificare la ripartizione delle somme senza aumentare nella stessa misura le occasioni di raccolta.

La rilevazione non separa, per ciascun settore, il capitale destinato ai round iniziali da quello delle fasi successive. Il primato del software non dimostra quindi che una giovane impresa software abbia trovato più facilmente fondi pre-seed o seed. Le classifiche settoriali e il calo delle operazioni iniziali descrivono due aspetti distinti della stessa distribuzione.

I dati del trimestre e il prossimo confronto

Nel solo terzo trimestre sono stati registrati 641 milioni di euro investiti attraverso 56 round. Due erano mega-round, tra cui la Serie D di Exein. Il trimestre ha dunque contribuito in modo rilevante all’ammontare dei nove mesi, ma il dato trimestrale da solo non modifica la flessione delle operazioni iniziali nel confronto annuale.

Italian Tech Alliance e Growth Capital hanno in programma una nuova presentazione dei dati del terzo trimestre il 22 ottobre a Roma. Il passaggio successivo per capire se la crescita si allargherà alle startup più giovani sarà il consuntivo dell’intero anno, quando sarà possibile vedere se i round pre-seed e seed recupereranno terreno nell’ultimo trimestre.

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