SRL o SRLS: il risparmio iniziale può bloccare statuto e nuovi soci

|Autore: Redazione QUASA|6 min di lettura
SRL o SRLS: il risparmio iniziale può bloccare statuto e nuovi soci

La SRLS riduce le spese di costituzione: la Camera di commercio di Torino indica l’esenzione dall’onorario notarile per l’atto standard e, per la sua iscrizione iniziale, da bollo e diritti di segreteria. Il vantaggio può però ridursi se, per accogliere un nuovo socio o disciplinare diritti sulle quote, diventa necessario adottare regole diverse dal modello.

La SRL ordinaria costa di più all’apertura, ma consente di predisporre quelle regole fin dall’inizio. Se la compagine resta composta da persone fisiche e il modello standard è sufficiente, la SRLS conserva il risparmio iniziale. Le due forme condividono invece gli obblighi ordinari di gestione: la scelta non si risolve confrontando soltanto la parcella del notaio.

Quali spese si risparmiano all’apertura

Anche la SRLS si costituisce con un atto pubblico ricevuto dal notaio. L’esenzione riguarda il suo onorario per redigere l’atto secondo il modello previsto, non l’intervento notarile in sé. Bollo e diritti di segreteria sono esenti per la domanda di iscrizione dell’atto costitutivo; le modifiche successive non beneficiano automaticamente dello stesso trattamento.

Nel confronto dei preventivi vanno separate le spese dell’atto dalle altre uscite necessarie per avviare l’impresa. La registrazione dell’atto resta obbligatoria e possono esserci costi per consulenza, strumenti amministrativi o pratiche legate all’attività svolta. Il diritto camerale annuale appartiene alla gestione della società: non scompare perché l’iscrizione iniziale della SRLS gode di un’esenzione.

Per la SRL ordinaria, onorario e costo dell’atto dipendono dall’operazione concordata con il notaio. Uno statuto che disciplina più rapporti fra soci richiede lavoro oggi, ma può evitare di dover introdurre quelle clausole con un altro atto quando l’impresa è già avviata. Il risparmio della SRLS è quindi una differenza di spesa iniziale, il cui valore dipende anche dalle regole di cui la società avrà bisogno.

Capitale e conferimenti: due scelte distinte

Un capitale basso non obbliga a scegliere la forma semplificata. Il parere del Ministero dello Sviluppo economico precisa che anche una SRL ordinaria può nascere con capitale inferiore a 10.000 euro e distingue questa possibilità dal vincolo del modello standard della SRLS. Per la SRLS, il capitale alla costituzione parte da 1 euro, resta sotto 10.000 euro e deve essere interamente versato in denaro.

Il capitale non è una tassa né un compenso professionale: il denaro conferito entra nella società e può essere impiegato per la sua attività secondo le regole applicabili. Va perciò tenuto distinto sia dalle spese di costituzione sia dalla liquidità necessaria per pagare fornitori e investimenti. Scegliere il minimo consentito riduce il versamento iniziale, ma non determina da solo quante risorse serviranno per operare.

Conta anche la natura dell’apporto. Se una SRL ordinaria viene costituita con capitale inferiore a 10.000 euro, i conferimenti destinati a quel capitale devono essere in denaro e interamente versati. Con una struttura di capitale che ammette apporti diversi, la SRL ordinaria può invece ricevere beni o crediti alle condizioni di legge, inclusa la valutazione richiesta. La SRLS nasce con conferimenti in denaro: per un progetto fondato fin dall’inizio su apporti di altro tipo, il limite incide sulla scelta societaria prima ancora che sul costo dell’atto.

Quando l’ingresso di un socio richiede nuove regole

La SRLS può avere più soci. L’ingresso di un’altra persona fisica, da solo, non obbliga a riscrivere il modello costitutivo. Il problema cambia se il nuovo partecipante è una società o un altro ente: la forma semplificata è riservata alle persone fisiche e la compagine deve essere ricondotta ai requisiti della SRL ordinaria.

Un investitore persona fisica può invece chiedere condizioni che il modello standard non permette di predisporre liberamente: per esempio clausole sul trasferimento delle quote, regole di amministrazione o diritti particolari. In quel caso non è l’arrivo di una persona in più a creare il costo, ma la necessità di cambiare le regole societarie. Una cessione di quote che lascia intatto l’atto costitutivo e una modifica delle sue clausole sono operazioni diverse, con adempimenti e costi diversi.

La rigidità riguarda anche i fondatori. Se vogliono stabilire in anticipo come gestire l’uscita di un socio o attribuire poteri specifici, il modello standard può risultare insufficiente già alla costituzione. Partire con una SRL ordinaria permette di valutare e inserire quelle disposizioni nell’atto iniziale, senza presumere che ogni ingresso futuro richieda per forza una modifica.

Categorie di quote e diritti degli investitori

Attribuire diritti diversi alle partecipazioni richiede di precisare quale struttura si intende adottare. I diritti particolari riconosciuti a singoli soci e le categorie di quote previste per le SRL che hanno i requisiti di PMI non sono soluzioni identiche. Le indicazioni del Consiglio Notarile di Milano spiegano che l’emissione di nuove categorie di quote in una SRL-PMI segue le regole delle modifiche statutarie e può richiedere ulteriori consensi quando incide su diritti già attribuiti.

Per una raccolta di capitale, dunque, non basta prevedere genericamente «nuovi soci». Occorre sapere se l’operazione richiederà quote con diritti differenti, poteri riservati o condizioni di uscita. Se queste esigenze sono già concrete, il costo della SRL ordinaria all’apertura va confrontato con quello di predisporre prima una SRLS e modificarne poi l’assetto. La struttura delle quote dipende dai requisiti della società e dall’accordo effettivo fra le parti.

Le spese annuali non seguono il costo dell’atto

Il vademecum della Città metropolitana di Bologna ricorda che le società di capitali devono tenere la contabilità ordinaria e depositare il bilancio. Sono adempimenti che riguardano sia SRL sia SRLS. La denominazione «semplificata» descrive soprattutto le condizioni di costituzione e il modello dell’atto, non una contabilità annuale alleggerita.

Anche la tassazione segue il quadro applicabile alla società e alla sua attività, non il risparmio ottenuto sull’atto costitutivo. Il compenso per la gestione contabile dipende dal numero e dal tipo delle operazioni, dal personale, dagli adempimenti fiscali e dai servizi richiesti. A parità di attività e complessità, non c’è quindi un risparmio ricorrente da attribuire alla sola sigla SRLS.

Che cosa cambia nel costo a cinque anni

Il confronto può sommare tre componenti: costituzione, gestione dei cinque anni e modifiche societarie che si rendessero necessarie. Il capitale versato va indicato a parte, perché rimane una risorsa della società. Se attività e adempimenti sono gli stessi, una parte rilevante delle spese annuali compare in entrambe le ipotesi; ciò che può cambiare è il costo degli atti richiesti dopo l’avvio.

Per dare un ordine di grandezza, il calcolatore di NotaiOnline stima tra 1.431,10 e 2.895,10 euro, imposte e onorario inclusi, per una modifica statutaria standard. È una stima per quella pratica, non il prezzo garantito di ogni adeguamento da SRLS a SRL ordinaria. Clausole negoziate, aumento di capitale e atti collegati possono richiedere un preventivo diverso.

Si consideri, come esempio condizionale, una società che mantenga per tutto il periodo soci persone fisiche e regole standard: il vantaggio iniziale della SRLS rimane, mentre le spese ordinarie seguono un percorso simile a quelle della SRL. Se invece l’ingresso di un investitore richiede un nuovo statuto, alla spesa già sostenuta per avviare la SRLS si aggiunge quella della modifica. Quando questo importo supera la differenza iniziale fra i preventivi di costituzione, il risparmio si annulla. Non esiste una soglia valida per ogni impresa: dipende dagli atti richiesti e dal costo concordato per ciascuno.

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