Le competenze IA escono dall’IT: quasi metà delle offerte cerca profili ibridi

|Autore: Redazione QUASA|4 min di lettura| 1
Le competenze IA escono dall’IT: quasi metà delle offerte cerca profili ibridi

Una rilettura pubblicata da Repubblica il 2 ottobre 2026 porta al centro un dato sugli annunci italiani: nel 2025 il 48% delle richieste di competenze di intelligenza artificiale riguardava professioni non IT. Circa 44.000 offerte su 3,2 milioni complessivi chiedevano competenze IA. Marketing, risorse umane, amministrazione e area legale sono gli ambiti non informatici indicati nella ricostruzione.

La risposta alla domanda su quali capacità cerchino le aziende va oltre la conoscenza degli strumenti. Nell’analisi dell’Osservatorio Artificial Intelligence, svolta con Lightcast, le competenze IA compaiono nell’1,37% degli annunci italiani del 2025, quasi il doppio dell’anno precedente; fra gli annunci legati all’IA, il 43% richiede inglese, il 38% comunicazione e oltre il 26% capacità di gestione. Le percentuali sulle capacità trasversali riguardano l’insieme degli annunci pertinenti, non soltanto quelli per professioni non IT.

Che cosa misura la quota fuori dall’informatica

Il 48% descrive dove compare una richiesta di competenze IA, non una nuova categoria contrattuale. Un ruolo classificato nel marketing o nelle risorse umane può includere attività legate all’intelligenza artificiale pur restando una professione della propria funzione aziendale. È questa combinazione tra conoscenza del lavoro e capacità tecnologica che rende utile parlare di profili ibridi.

La quota va letta anche accanto alla diffusione ancora limitata del requisito: la presenza dell’IA negli annunci cresce rapidamente, ma riguarda una parte minoritaria di tutte le offerte online. Inoltre, un annuncio che menziona una competenza non dice quanto peserà nella selezione né quale livello di padronanza sarà richiesto. La distinzione conta soprattutto per chi lavora fuori dall’IT: conoscere un’applicazione e progettare un modello sono attività diverse, anche quando compaiono sotto la stessa etichetta «IA».

In un intervento di GFT del 7 settembre 2026, la stessa quota del 48% è associata anche a ricerca scientifica, comunicazione e finanza. GFT indica circa 46.000 posizioni per il 2025, mentre la rilevazione riportata da Repubblica ne indica circa 44.000 su 3,2 milioni di annunci: l’intervento di GFT non esplicita un denominatore diverso che permetta di conciliare i due conteggi. La percentuale delle professioni non IT resta il dato comune alle analisi.

Marketing, personale, amministrazione e area legale

La mappa delle funzioni mostra dove la competenza IA si affianca a un mestiere già definito. Nel marketing si colloca accanto all’analisi delle informazioni e alle scelte di comunicazione; nelle risorse umane entra in attività che richiedono conoscenza dei processi del personale. Per amministrazione e area legale, il contesto è quello delle procedure e delle responsabilità proprie della funzione. Queste descrizioni chiariscono i possibili punti d’incontro con l’IA: non sono titoli di posizione conteggiati separatamente nella ricerca.

La differenza tra funzione e titolo evita di trasformare ogni nuova attività in una professione distinta. «Specialista di prompt» o «designer dei processi» possono essere modi per descrivere compiti, ma la quota delle professioni non IT non misura quanti annunci usino quelle denominazioni. Per capire che cosa un’azienda sta cercando sono più indicativi la mansione, le competenze richieste e il rapporto fra gli strumenti di IA e le decisioni affidate alla persona.

Un profilo di marketing, per esempio, resta responsabile dell’interpretazione dei risultati nel proprio ambito anche se usa uno strumento per analizzare dati o produrre contenuti. Nelle risorse umane la conoscenza dei processi di selezione e gestione del personale continua a definire il lavoro. Nell’area legale o amministrativa, il valore della competenza di settore sta nel riconoscere quali informazioni e passaggi richiedano una verifica competente. Sono esempi del nesso fra funzione e tecnologia, non attività attribuite indistintamente a tutti gli annunci rilevati.

Perché compaiono inglese, comunicazione e gestione

Le capacità trasversali spiegano un’altra parte del profilo ibrido. L’inglese può servire a lavorare con strumenti e materiali specialistici; la comunicazione a rendere comprensibile un risultato a colleghi o responsabili; la gestione a inserirlo in un’attività coordinata. Questa è una lettura delle funzioni che quelle capacità possono svolgere, mentre i dati degli annunci ne misurano la presenza come requisiti.

Le tre percentuali non vanno sommate e non descrivono un pacchetto richiesto a ogni candidato. Indicano quanto spesso ciascuna competenza compare fra gli annunci legati all’IA; non precisano quante offerte chiedano contemporaneamente inglese, comunicazione e gestione, né come la combinazione cambi fra marketing e area legale. La conoscenza tecnica, a sua volta, può significare uso consapevole di strumenti, analisi dei risultati o competenze specialistiche più profonde, secondo la posizione.

Per chi cerca opportunità fuori dall’informatica, la conseguenza è concreta: la parola «IA» nell’offerta acquista significato solo insieme alla funzione aziendale e ai compiti indicati. La crescita della domanda amplia i contesti in cui quelle competenze possono essere richieste, ma lascia alle singole imprese la definizione del livello tecnico e delle responsabilità del ruolo.

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