
L’IA fa risparmiare tempo soprattutto a chi parte già avvantaggiato

Il 6 ottobre 2026, Gallup ha pubblicato i primi risultati del secondo anno dell’American Job Quality Study: negli Stati Uniti, il 79% dei dipendenti che usa l’IA ogni giorno o ogni settimana dichiara di svolgere le attività più in fretta, contro il 38% di chi la usa meno spesso. Il vantaggio riguarda il tempo percepito dai lavoratori, non minuti misurati in modo indipendente.
Lo studio mostra anche che l’uso regolare e alcuni benefici dichiarati sono più comuni fra persone con una laurea, retribuzioni più alte o impieghi già classificati come di qualità. Molly Blankenship, dirigente di Jobs for the Future, ha detto in un’intervista a Fox Business che i benefici «are not being shared evenly, they're not reaching all workers». La questione per i dipendenti è quanto migliori il lavoro nel suo insieme quando un compito diventa più rapido.
La rapidità è il beneficio più diffuso
Tra i dipendenti che hanno usato l’IA per lavoro almeno alcune volte nell’anno precedente, il 63% afferma di completare le attività più velocemente. Il 56% riferisce soluzioni più creative, il 47% più tempo per le parti interessanti del lavoro e il 46% risultati di qualità migliore. Sono risposte a domande su effetti percepiti: non equivalgono a una prova che ogni attività richieda meno tempo o che il risultato sia migliore secondo il datore di lavoro.
La frequenza d’uso divide nettamente le risposte. Gli utenti regolari riferiscono più spesso degli utenti occasionali soluzioni creative, 67% contro 39%, una qualità migliore, 59% contro 26%, e più spazio per le attività interessanti, 61% contro 27%. Chi usa l’IA spesso ha più occasioni di ricavarne un’utilità, ma può anche svolgere mansioni diverse e disporre di strumenti o margini di scelta differenti.
Il sondaggio si è svolto dal 26 gennaio al 24 marzo 2026. Le domande sugli effetti dell’IA riguardano 7.845 dipendenti statunitensi che l’avevano utilizzata per lavoro almeno alcune volte nell’anno precedente; i confronti più ampi sull’uso e sulla qualità dell’impiego si basano su 15.482 dipendenti. Nel campione complessivo, il 28% usava l’IA almeno ogni settimana e il 54% non l’aveva usata nel proprio ruolo.
Chi può usarla più spesso parte da condizioni diverse
L’accesso abituale è distribuito in modo diseguale già prima di considerare i benefici. Usa l’IA quotidianamente o settimanalmente il 40% dei laureati, contro il 17% dei dipendenti senza laurea; fra i manager la quota è del 37%, rispetto al 25% degli altri dipendenti. La differenza riflette anche le mansioni: alcuni lavori offrono più occasioni di impiegare strumenti digitali, mentre altri ne offrono poche.
Il divario nella rapidità dichiarata rimane quando il confronto si restringe a chi ha già usato l’IA. Il 68% degli utenti con almeno una laurea quadriennale afferma di svolgere le attività più velocemente, contro il 51% di chi ha al massimo un diploma di scuola superiore. Per creatività e qualità del risultato, invece, le risposte dei gruppi di istruzione sono simili: il titolo di studio non separa allo stesso modo ogni beneficio.
Fra gli utenti sotto i 55 anni, il 64% segnala maggiore rapidità, contro il 54% di quelli più anziani. La stessa differenza compare nel tempo dedicato alle parti interessanti del lavoro, indicato dal 49% e dal 40% dei due gruppi. Il reddito mostra un’altra progressione: riferisce di lavorare più in fretta il 70% di chi guadagna almeno 10.000 dollari al mese dal lavoro principale, il 62% nella fascia da 4.000 a 9.999 dollari e il 58% sotto i 4.000. Queste percentuali confrontano persone con caratteristiche e lavori diversi; non misurano l’effetto causale dell’età, della laurea o dello stipendio.
Un impiego migliore può precedere il vantaggio
Fra chi usa l’IA almeno ogni settimana, il 52% occupa un impiego classificato come di qualità secondo i criteri dello studio. La quota scende al 46% fra gli utenti meno frequenti e al 32% fra chi non usa l’IA. La classificazione considera più aspetti, fra cui condizioni economiche, opportunità di crescita e possibilità di incidere sulle decisioni. I gruppi che hanno più spesso impieghi di qualità sono anche quelli che usano più spesso l’IA: il confronto non stabilisce che sia lo strumento a rendere migliore il loro lavoro.
Fare prima una parte del lavoro, inoltre, non significa necessariamente finire prima la giornata. Il 31% degli utenti afferma che l’impiego dell’IA ha portato il datore di lavoro a chiedere più responsabilità; fra chi dice di lavorare più velocemente, la quota è del 37%. Le due risposte possono coesistere: il tempo liberato da un’attività può essere assorbito da nuovi compiti.
Il potere di incidere sull’introduzione della tecnologia è un’altra condizione da distinguere dal suo utilizzo. Nel campione statunitense, il 52% dei dipendenti dichiara di avere meno voce di quanta vorrebbe nelle decisioni sull’adozione di nuove tecnologie. Sapere che uno strumento è disponibile dice quindi poco su chi possa scegliere quando usarlo e su come venga riorganizzato il lavoro.
Il confronto europeo riguarda l’accesso, non il tempo risparmiato
Una ricerca di Golo Henseke sull’adozione europea analizza l’uso dell’IA generativa da parte di oltre 36.600 lavoratori intervistati nel 2024 in 35 paesi, fra cui l’Italia. L’adozione media è del 12%, con quote nazionali che vanno da meno del 3% a circa il 25%. Lo studio esamina chi usa la tecnologia e in quali condizioni, non quanti minuti risparmia.
Anche all’interno della stessa professione, competenze individuali, contenuto cognitivo delle mansioni e possibilità del dipendente di incidere sulle decisioni organizzative sono associati a una maggiore adozione. Fra i paesi contano inoltre la digitalizzazione e la disponibilità di formazione sul lavoro. Essere impiegati in un’occupazione teoricamente esposta all’IA generativa, dunque, non comporta automaticamente la possibilità di usarla.
Le percentuali europee e statunitensi non formano una graduatoria: cambiano il periodo, la tecnologia presa in esame e le domande rivolte ai lavoratori. Insieme, però, i risultati distinguono quattro passaggi: accesso allo strumento, formazione, voce nelle scelte organizzative e benefici dichiarati. Il sondaggio statunitense quantifica soprattutto l’ultimo passaggio; la ricerca europea aiuta a capire perché i primi non siano distribuiti uniformemente.
Resta aperta la misura dell’effetto prodotto dall’IA stessa: chi possiede più competenze e autonomia può avere sia maggiori occasioni di usarla sia più possibilità di ricavarne un vantaggio. Il rapporto completo del secondo anno dell’American Job Quality Study, previsto per la fine di ottobre 2026, potrà aggiungere dettagli sul rapporto fra adozione, condizioni dell’impiego e responsabilità richieste ai lavoratori.
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