
All’Italia mancano 13.000 laureati STEM l’anno: il ricambio non basta

Il 15 ottobre 2026, intervenendo a Job Evolution 2026 a Milano, il presidente di Unioncamere Andrea Prete ha segnalato una carenza annua fino a 13.000 laureati STEM e 40.000 giovani con formazione tecnico-professionale. Ha richiamato le previsioni Excelsior per il 2025-2029: il mercato del lavoro italiano avrà bisogno di 3,3-3,7 milioni di persone, soprattutto per sostituire lavoratori in uscita. Il ricambio mantiene aperta la domanda di personale, ma da solo non mette a disposizione le competenze richieste.
Prete ha detto che i corsi tecnico-professionali «crescono ma non crescono quanto vorremmo», secondo il resoconto di Radiocor dell’intervento milanese. Ha descritto distretti industriali in cui alcune professioni restano difficili da trovare anche attraverso gli ITS. È una difficoltà più precisa della generica mancanza di lavoratori: il fabbisogno previsto riguarda titoli e indirizzi diversi, con squilibri che cambiano da un percorso all’altro.
Quasi tutta la domanda nasce dalle sostituzioni

Il rapporto aggiornato Excelsior attribuisce alle sostituzioni l’84% del fabbisogno nello scenario favorevole e il 94% in quello sfavorevole. La crescita netta dell’occupazione nel quinquennio 2025-2029 è molto più contenuta: da circa 188.000 a 597.000 persone. La previsione complessiva somma infatti la domanda legata all’espansione e quella necessaria a rimpiazzare chi lascia il lavoro; soltanto la prima aumenta il numero degli occupati.
La componente di sostituzione è stimata in circa 3,1 milioni di persone ed è la stessa nei due scenari. A cambiare è soprattutto l’espansione prevista, da cui deriva la distanza tra i due valori del fabbisogno totale. Per questo una stima di milioni di ingressi possibili non equivale a milioni di posti aggiuntivi, pur rappresentando una domanda concreta per chi cerca lavoro.
Il perimetro del rapporto comprende dipendenti privati, dipendenti pubblici e lavoratori indipendenti. Nella pubblica amministrazione, per esempio, Excelsior stima che quasi tutto il fabbisogno dipenda dalle uscite. Anche un settore con organici sostanzialmente stabili deve quindi trovare persone da inserire; se le competenze richieste scarseggiano, la sostituzione può diventare difficile senza che vi sia una forte crescita dei posti.
Il divario STEM riguarda soprattutto alcuni indirizzi
Per la formazione terziaria STEM, le tabelle Excelsior stimano un fabbisogno medio annuo tra 80.000 e 86.500 persone, contro un’offerta prevista di 73.400 giovani in ingresso nel mercato del lavoro. La differenza va da circa 6.600 a 13.100 persone secondo lo scenario. La formula «laureati STEM» usata nell’intervento è più stretta della categoria statistica del rapporto: nei suoi indirizzi terziari sono associati anche i diplomi ITS Academy pertinenti.
La carenza non è distribuita uniformemente tra le discipline. Per ingegneria, esclusa quella civile, il fabbisogno annuo è stimato tra 39.500 e 42.600 persone, a fronte di 32.100 nuovi ingressi. Per scienze matematiche, fisiche e informatiche la domanda prevista va da 13.100 a 13.900, contro un’offerta di 10.800. Sono questi gli indirizzi che pesano di più sullo scarto complessivo.
Altri percorsi presentano un equilibrio diverso: nelle scienze biologiche e biotecnologie l’offerta stimata supera il fabbisogno in entrambi gli scenari. Il dato aggregato non indica quindi che ogni titolo scientifico incontri la stessa domanda. Inoltre il confronto misura i giovani che si prevede entreranno dal sistema formativo, al netto delle persone già in cerca di lavoro considerate nella metodologia: non conta le posizioni attualmente vacanti presso le imprese.
Nei diplomi tecnici il massimo è 40.000 giovani l’anno

Il divario tecnico-professionale richiamato da Prete emerge con chiarezza nei percorsi secondari quinquennali. Per questi diplomi Excelsior prevede una domanda media annua tra 170.500 e 193.700 lavoratori e un’offerta di 154.200 giovani che cercheranno lavoro senza proseguire nella formazione terziaria. Lo scarto stimato è quindi di circa 16.000-40.000 persone l’anno: anche qui il valore più alto corrisponde allo scenario favorevole per l’occupazione.
Il rapporto individua carenze relative particolarmente marcate in elettronica ed elettrotecnica, turismo ed enogastronomia, area socio-sanitaria e percorsi agrari. Nell’indirizzo elettronica ed elettrotecnica, per esempio, la domanda annua stimata va da 10.400 a 11.700 persone, contro 3.700 giovani in offerta. Per meccanica, meccatronica ed energia il rapporto è rovesciato: l’offerta prevista supera il fabbisogno dei diplomati quinquennali.
Le qualifiche e i diplomi dell’Istruzione e Formazione Professionale, percorsi di durata diversa, sono esaminati separatamente nel rapporto e mostrano a loro volta una carenza prevista. Tenerli distinti dai diplomi quinquennali evita di attribuire lo stesso scarto a percorsi che preparano profili differenti. È il dettaglio degli indirizzi, più della somma nazionale, a mostrare dove l’ingresso di nuovi giovani rischia di non coprire la domanda.
Quali scelte formative emergono dalle previsioni
Le stime indicano una domanda superiore ai nuovi ingressi soprattutto in specifici percorsi ingegneristici, scientifici e tecnico-professionali. Non sostengono un’espansione indistinta di tutti gli indirizzi STEM o di tutti i diplomi tecnici: le tabelle mostrano anche discipline in cui l’offerta prevista è sufficiente o superiore alla domanda. Per scuola, università e ITS Academy, la differenza tra indirizzi è quindi decisiva quanto il numero complessivo di studenti formati.
Prete ha collegato il disallineamento anche alla formazione lungo la vita lavorativa. Nelle previsioni, gran parte delle occasioni di ingresso deriva da attività già esistenti che devono continuare dopo l’uscita di una persona; nel frattempo cambiano le competenze richieste per svolgerle. Dove i nuovi ingressi nei percorsi pertinenti restano inferiori al fabbisogno, il problema per le organizzazioni sarà coprire quelle uscite con persone preparate, anche senza ampliare gli organici.
Leggi anche:
Articoli correlati


L’IA fa risparmiare tempo soprattutto a chi parte già avvantaggiato

Comprare IA non basta: il 69% delle aziende ha fermato almeno un progetto

Bootstrap o venture capital: crescere meno può comprare più efficienza

Deel o Remote in Italia: 100 dollari a dipendente cambiano il conto

PIR ordinario o alternativo: 40.000 contro 300.000 euro l’anno
Iscriviti alla nostra newsletter
Ricevi le ultime notizie su Web3, IA e cripto direttamente nella tua casella di posta.