
Broadband Map entra nella PDND: per le PA arrivano API e dati sui civici

Il 16 ottobre 2026, il Dipartimento per la trasformazione digitale e AGCOM hanno annunciato il piano per integrare la Broadband Map nella Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND): firmato il 1° ottobre da Angelo Borrelli e Giovanni Santella, l’accordo dura 18 mesi ed è sostenuto con oltre 1,15 milioni di euro del Fondo per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione. Il progetto prevede API e dataset geografici per rendere interrogabili dalle pubbliche amministrazioni e dagli enti autorizzati i dati italiani sulla copertura delle reti fisse, mobili e FWA. Le nuove funzioni sono previste dall’accordo e devono ancora essere sviluppate.
Per un Comune o una Regione, la novità sarà poter richiamare le informazioni della mappa dai propri sistemi e combinarle con altri dati territoriali. Oggi la consultazione avviene sul portale o tramite file scaricabili; con le API annunciate, l’interrogazione potrà avvenire automaticamente attraverso la PDND. Il risultato atteso è un dato di connettività utilizzabile nella pianificazione, senza dover ripetere manualmente le ricerche per ogni area o indirizzo.
Che cosa mostra già la mappa
La Broadband Map è una banca dati nazionale realizzata e gestita da AGCOM. La sua visura per indirizzo consente già di cercare un luogo inserendo progressivamente Comune, via e numero civico e di ottenere le informazioni disponibili per quel punto. Il quadro comprende le tecnologie di accesso e le relative informazioni prestazionali registrate nella banca dati: per le reti fisse cablate compaiono, fra gli altri campi, tipologie e velocità stimate; per le reti wireless sono previsti campi distinti per FWA e reti mobili.
La visura indica anche la data di aggiornamento dei database relativi a rete fissa, FWA e mobile. Questo dettaglio conta perché una ricerca per civico restituisce un estratto delle informazioni registrate, con la loro specifica data di riferimento. Il nuovo piano parte da questo patrimonio informativo ma cambia il canale attraverso cui un’amministrazione potrà interrogarlo. La consultazione pubblica descrive un luogo scelto dall’utente; i servizi programmati dovrebbero permettere ai sistemi degli enti di recuperare dati senza ripetere ogni volta la ricerca manuale.
API e geodati per interrogazioni puntuali e territoriali

Le interfacce applicative previste sulla PDND riguardano la copertura delle reti fisse, mobili e FWA. Il piano distingue due modalità di lettura: dati a livello puntuale e indicatori aggregati per territorio. La prima riferisce la connettività a un luogo specifico; la seconda permette di osservare un’area amministrativa nel suo insieme. Ai servizi si aggiungeranno dataset geografici e cartografici, pensati per collocare le informazioni nello spazio e sostenere analisi di pianificazione.
In un caso ipotetico, un Comune potrebbe confrontare la copertura attorno agli edifici che ospitano servizi pubblici con quella delle altre zone abitate. Una Regione potrebbe sovrapporre i dati geografici della rete alle proprie delimitazioni territoriali per individuare aree che richiedono approfondimenti prima di programmare interventi. Sono possibili usi delle categorie di dati annunciate, non funzioni già disponibili in un catalogo di API. Il valore operativo dipenderà anche da dettagli ancora da pubblicare, come la struttura delle richieste, la granularità dei dataset e la frequenza di aggiornamento.
L’accesso interoperabile è previsto per le pubbliche amministrazioni e gli enti autorizzati. Questa formulazione definisce i destinatari del piano, ma non specifica ancora quali servizi saranno disponibili a ciascun ente o quali autorizzazioni richiederanno. L’accordo prevede inoltre componenti e specifiche tecniche per applicazioni esterne, incluse quelle basate sull’intelligenza artificiale. Anche in questo caso si tratta di sviluppo programmato: gli usi concreti emergeranno con la pubblicazione dei servizi e delle loro condizioni di accesso.
Perché Infratel e ANNCSU contano sui civici

La precisione degli indirizzi è uno dei punti tecnici dell’accordo. Attraverso la PDND, la Broadband Map potrà integrare le informazioni delle mappature di Infratel Italia e quelle dell’Archivio Nazionale dei Numeri Civici e delle Strade Urbane (ANNCSU). L’obiettivo dichiarato è migliorare la georeferenziazione: collegare l’indirizzo al punto geografico cui si riferisce il dato di connettività. La funzione è prevista dal piano e non equivale, per ora, a un nuovo servizio sui civici già pubblicato.
La distinzione ha conseguenze concrete per la pianificazione. Se il riferimento a una strada o a un numero civico non coincide fra banche dati, l’incrocio automatico delle informazioni può attribuire la copertura al luogo sbagliato o lasciare un indirizzo fuori dall’analisi. Un collegamento geografico più preciso aiuterebbe un ente a confrontare la rete disponibile con i luoghi che intende servire, soprattutto quando le decisioni riguardano singole vie o edifici anziché un intero Comune. La qualità di quell’incrocio dipenderà dai dati integrati e dalle regole tecniche del nuovo servizio.
Copertura, qualità e utilizzo della rete
Il progetto affianca alla copertura nuovi indicatori sulla qualità dei servizi di connettività, o QoS, e sui livelli di adozione delle reti ultraveloci, indicati come take-up. Le tre dimensioni rispondono a domande diverse: dove risulta presente una rete, come funziona il servizio e quanto la rete venga adottata. Per un’amministrazione, tenerle separate può evitare di trattare la presenza di un’infrastruttura come prova sufficiente del suo uso effettivo.
Un territorio potrebbe, in via ipotetica, risultare coperto e avere comunque un livello di adozione contenuto. Gli indicatori programmati permetterebbero di leggere questa differenza insieme alla distribuzione geografica, ma l’annuncio non ne precisa ancora definizioni, scala e modalità di calcolo. Sono specifiche decisive per confrontare territori o periodi in modo omogeneo; al momento il dato certo è l’impegno a sviluppare queste misure durante l’accordo.
Il passaggio da seguire sarà la pubblicazione dei servizi sulla PDND, con le specifiche delle API, dei dataset e degli accessi. Solo allora Comuni e Regioni potranno sapere quali interrogazioni integrare nei propri sistemi e a quale livello di dettaglio usare i dati per programmare la connettività.
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