L’IA promette cantieri più sicuri: l’Inail chiede responsabilità

|Autore: Redazione QUASA|5 min di lettura
L’IA promette cantieri più sicuri: l’Inail chiede responsabilità

Il 21 settembre 2026, nell’Auditorium Antonio Maglio della direzione generale Inail a Roma, Enia ha tenuto il convegno «L’AI per un lavoro sicuro» nell’ambito della Rome Future Week: il resoconto dell’Inail riporta l’intervento del direttore generale Marcello Fiori, che ha definito l’uso dell’IA «una questione etica che coinvolge l’intera società», e quello di Vincenzo Caridi, capo dipartimento del Ministero del Lavoro, sulle competenze e sull’Osservatorio ministeriale.

Applicato ai cantieri, il punto del confronto è concreto ma circoscritto: l’IA può aiutare a riconoscere pericoli e anomalie prima che provochino danni, mentre la valutazione del rischio e le decisioni di protezione richiedono persone responsabili. Sono già usati sistemi di IA per analizzare le denunce di infortuni e malattie professionali; quei dati servono a capire dove orientare prevenzione, formazione e incentivi, non a descrivere automaticamente ciò che accade in ogni area di lavoro.

Dalle denunce a un progetto per i lavori in quota

Fra l’analisi di casi passati e un avviso utile durante una lavorazione c’è un passaggio decisivo: raccogliere dati sul pericolo presente, collegarli alla fase del lavoro e rendere il segnale comprensibile a chi può intervenire. Nel piano di ricerca Inail 2025–2027 compare una proposta per i cantieri edili: sviluppare un elmetto intelligente destinato ai lavori in quota, con telecamere, microfono e avvisi audio. È un obiettivo di ricerca, non un dispositivo che il convegno abbia presentato come disponibile nei cantieri.

Il progetto prevede di tradurre le procedure di sicurezza delle diverse fasi di lavoro in regole che un sistema di IA possa confrontare con le immagini raccolte. Gli esempi indicati sono precisi: una copertura senza parapetto o un mancato ancoraggio alla linea vita. L’avviso al lavoratore sarebbe anche multilingue. La possibilità di intervenire prima di un infortunio dipende quindi dalla qualità delle immagini, dalla correttezza delle procedure codificate e dalla capacità di reagire sul posto.

Nello stesso programma compare un’altra linea di ricerca: monitorare usura ed efficienza dei dispositivi di protezione individuale, a partire dalla protezione delle vie respiratorie. Sensori e analisi visiva dovrebbero segnalare quando un dispositivo perde efficacia, mentre la verifica del prototipo comprende la conformità alle norme tecniche. Per un cantiere, la differenza è sostanziale: conoscere lo stato di un dispositivo può aiutare a sostituirlo per tempo, ma la scelta della protezione adeguata al rischio rimane parte dell’organizzazione della sicurezza.

Quali informazioni può produrre l’IA

Le applicazioni richiamate nel confronto romano e quelle previste nella ricerca hanno in comune una funzione: trasformare dati dispersi in segnali utilizzabili. Cambiano però il momento in cui quei dati arrivano e la decisione che possono sostenere. Nei casi seguenti, l’uso in un singolo cantiere è un’ipotesi operativa, non il risultato misurato di una sperimentazione.

  • Analisi delle denunce. I dati sugli infortuni e sulle malattie professionali possono far emergere ricorrenze e orientare priorità di prevenzione. Il segnale riguarda fenomeni già registrati e non autorizza a considerare sicura una lavorazione particolare senza valutarne le condizioni reali.
  • Avviso durante il lavoro in quota. Immagini della copertura e procedure riferite a quella fase potrebbero indicare l’assenza di un parapetto o di un ancoraggio. L’informazione avrebbe valore se arrivasse in tempo a chi lavora e a chi coordina l’attività; la correzione della condizione pericolosa richiederebbe poi un intervento umano.
  • Stato dei dispositivi di protezione. Sensori o immagini potrebbero segnalare deterioramento e suggerire una verifica. Per decidere sostituzione e uso servirebbero anche informazioni sul tipo di dispositivo, sulla sua conformità e sul rischio specifico da cui deve proteggere.

Individuare un andamento nelle denunce può indirizzare una politica di prevenzione; riconoscere un parapetto assente può richiedere una risposta immediata. Nel secondo caso contano anche falsi allarmi, segnali mancati e tempi di trasmissione. Sono questioni da valutare prima di affidare all’avviso un ruolo nelle procedure di cantiere.

Chi decide quando il sistema segnala un rischio

La responsabilità del datore di lavoro prende forma nell’organizzazione concreta: quale pericolo il sistema deve rilevare, quali dati può usare, chi riceve l’avviso e chi ha l’autorità di sospendere una lavorazione. Un sistema capace di riconoscere una condizione anomala non sceglie da solo se l’area sia accessibile o quale misura di protezione sia adeguata. Per questo il controllo tecnico deve inserirsi nella valutazione dei rischi e nelle procedure già attribuite a persone competenti.

Neppure la verifica si esaurisce al momento dell’acquisto. Un dispositivo addestrato a riconoscere una situazione può comportarsi diversamente se cambiano luce, disposizione del cantiere, attrezzature o fase dei lavori. La conseguenza operativa è definire quando un segnale va controllato, come si registra la decisione presa e come si gestisce un’anomalia che il sistema non ha rilevato. Senza queste condizioni, un avviso rapido rischia di creare una sicurezza solo apparente.

I dati raccolti vicino ai lavoratori pongono poi una questione ulteriore. Un’immagine utile a individuare un ancoraggio mancante può anche registrare comportamenti individuali; il programma di ricerca considera infatti la privacy e la conformità dei dispositivi tra i vincoli di sviluppo. La finalità di prevenzione richiede quindi limiti chiari alla raccolta e all’uso delle informazioni, oltre al coinvolgimento di chi lavora e dei suoi rappresentanti.

L’Osservatorio e il seguito del confronto

L’Osservatorio sull’adozione dell’IA nel mondo del lavoro, richiamato da Caridi, serve a seguire le trasformazioni delle professioni, favorire il dialogo tra istituzioni e imprese e orientare le politiche pubbliche. Il suo ruolo riguarda anche le competenze necessarie per usare i nuovi strumenti: per il lavoro in quota, comprendere un avviso e saper agire conta quanto la capacità del sistema di produrlo. La decisione su una specifica lavorazione resta invece nella catena di responsabilità del cantiere.

Il seguito annunciato da Enia è la stesura del rapporto «AI, Lavoro e Sicurezza»: nell’aggiornamento della fondazione dopo l’incontro, il documento è presentato come un percorso per tradurre il confronto in indicazioni per istituzioni e mercato. Il passaggio decisivo sarà capire se quelle indicazioni definiranno dati utilizzabili, controlli sul funzionamento e responsabilità delle persone quando un sistema segnala un pericolo in cantiere.

Leggi anche:

Condividi:

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi le ultime notizie su Web3, IA e cripto direttamente nella tua casella di posta.

0