
L’IA entra nelle scuole UE, ma l’effetto sulle competenze resta incerto

Il 22 settembre 2026 la Commissione europea ha pubblicato due rapporti sull’istruzione digitale: «Friend or foe? Evidence from the use of generative artificial intelligence in learning and teaching» e «Digital education at school in Europe 2026: Bridging gaps in access, teaching and learning». Il primo esamina l’uso dell’IA generativa per insegnare e apprendere; il secondo confronta le condizioni delle scuole europee. L’IA si sta diffondendo nelle pratiche educative, ma il suo effetto complessivo sulle competenze a lungo termine resta incerto e dipende da come viene usata.
Il 22 settembre 2026 il resoconto di Eunews ha riferito la pubblicazione dei due rapporti, riportando che il 29,7% degli insegnanti UE ha seguito una formazione continua sull’IA per la didattica e citando la vicepresidente esecutiva Roxana Mînzatu: «Dobbiamo garantire che questi strumenti sostengano concretamente l’apprendimento». Per gli istituti italiani, la distanza tra uso degli strumenti e preparazione dei docenti rende immediata una domanda: come valutare ciò che gli studenti sanno fare anche senza assistenza?
Una prestazione migliore può lasciare aperta la domanda sull’apprendimento
Una risposta prodotta con l’aiuto dell’IA può essere più rapida o più curata senza mostrare quanto lo studente abbia compreso. La differenza emerge quando deve spiegare un passaggio, riconoscere un errore o affrontare da solo un problema simile. Il risultato del singolo compito e la capacità di riutilizzare una conoscenza sono misure diverse; confonderle renderebbe troppo forte qualsiasi conclusione sull’efficacia didattica.
Il modo in cui lo studente partecipa all’attività è quindi decisivo. L’assistenza può accompagnare la formulazione di domande e il confronto tra soluzioni, lasciando all’alunno il compito di ragionare. Se invece lo strumento svolge i passaggi centrali e la risposta viene accettata senza esame, lo studente ha meno occasioni di esercitare quelle capacità. La distinzione riguarda il lavoro svolto, non la semplice presenza dell’IA in classe.
L’incertezza sugli effetti duraturi pesa anche sulle verifiche. Un elaborato finale non rende sempre visibili le decisioni prese dall’alunno né gli eventuali interventi dello strumento. Per attribuire una competenza allo studente servono attività che permettano di osservare il ragionamento e la capacità di controllare una risposta; la sola qualità formale del testo consegnato offre un’informazione più limitata.
Le condizioni delle scuole europee restano diseguali
Il confronto sull’educazione digitale colloca l’IA in sistemi che dispongono di accesso, assistenza tecnica e preparazione dei docenti differenti. Le competenze digitali compaiono nei curricoli della scuola secondaria di primo grado in quasi tutti i sistemi esaminati, mentre le valutazioni nazionali o standardizzate sono meno comuni. Avere un obiettivo didattico scritto e disporre di strumenti per osservare i risultati degli alunni sono passaggi distinti.
Quasi due terzi dei sistemi educativi hanno sviluppato strategie, orientamenti o altri quadri politici sull’IA. Questo dato descrive la diffusione delle iniziative istituzionali, non la loro applicazione uniforme nelle classi. L’accesso alle tecnologie avanzate varia tra scuole, così come il supporto disponibile quando emergono problemi tecnici o quando un insegnante deve integrare uno strumento nelle attività.
La formazione richiesta ai docenti va oltre la familiarità con un’applicazione. Preparare materiali con l’IA, usarla per accompagnare un esercizio e ammetterla durante una prova pongono questioni didattiche diverse. Gli orientamenti istituzionali devono chiarire responsabilità e uso dei dati; la formazione continua deve aiutare gli insegnanti a riconoscere quale parte del lavoro resta allo studente.
Scheda Italia: linee guida nazionali e supporto nelle scuole
Nel rapporto comparativo Eurydice, che copre 38 sistemi educativi e incorpora i dati ICILS 2023, l’81% degli studenti italiani frequenta scuole i cui coordinatori ICT segnalano che la carenza di personale sufficientemente esperto per il supporto tecnico ostacola l’uso delle tecnologie nell’insegnamento. È una misura delle difficoltà riferite dai coordinatori scolastici, non dell’uso dell’IA da parte degli studenti né dei suoi effetti sull’apprendimento.
L’Italia dispone di linee guida del Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’introduzione dell’IA nelle scuole. Il quadro riguarda l’impiego didattico e organizzativo della tecnologia e stabilisce principi di protezione dei dati, trasparenza e sicurezza. Le indicazioni per l’educazione civica collegano inoltre l’uso dell’IA all’affidabilità delle informazioni e alla responsabilità digitale. Questi riferimenti danno alle scuole una base comune, mentre le scelte sulle singole attività restano da definire negli istituti.
Le scuole italiane devono inserire le priorità digitali nel Piano triennale dell’offerta formativa, indicando le azioni previste. Nel rapporto di autovalutazione possono esaminare l’uso didattico delle risorse, le competenze del personale e l’ambiente digitale, collegando poi gli obiettivi ai piani di miglioramento. Il confronto europeo registra anche laboratori di formazione sul campo per gli insegnanti: sono misure di accompagnamento, il cui effetto sulle competenze degli alunni richiede una valutazione distinta.
Il dato sul supporto tecnico chiarisce perché una linea guida nazionale possa incontrare ostacoli diversi da scuola a scuola. Un docente può avere indicazioni sull’uso responsabile dell’IA e trovarsi comunque in un istituto con poca assistenza per le tecnologie già disponibili. La difficoltà rilevata riguarda l’organizzazione quotidiana dell’ambiente digitale; attribuirla direttamente all’IA, o usarla come prova dei suoi risultati didattici, cambierebbe il significato della misura.
Formazione e valutazione sono le prossime decisioni
Per gli insegnanti, la conseguenza più concreta dei rapporti è distinguere l’aiuto offerto dall’IA dal lavoro che una verifica intende attribuire all’alunno. Nella preparazione di una lezione lo strumento può avere un ruolo diverso da quello assunto durante un esercizio valutato. Esplicitare tale differenza permette di osservare il ragionamento dello studente e di trattare la risposta finale come una parte della prova, anziché come l’unica evidenza.
Per i dirigenti, gli orientamenti sull’uso dell’IA si intrecciano con formazione, protezione dei dati e disponibilità di supporto. Le decisioni prese negli istituti determineranno quali attività ammettono l’assistenza e come sarà riconoscibile il contributo degli studenti. Sul piano europeo, i risultati dei rapporti confluiranno nel previsto Pacchetto sull’istruzione, dedicato anche alle competenze di base, agli insegnanti e alle infrastrutture digitali.
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