Disinformazione, nuovi report UE: i dati delle piattaforme non bastano

|Autore: Redazione QUASA|5 min di lettura
Disinformazione, nuovi report UE: i dati delle piattaforme non bastano

La comunicazione della Commissione europea del 24 settembre 2026 presenta il secondo ciclo di report dei firmatari del Codice di condotta sulla disinformazione dopo la sua integrazione nel Digital Services Act (DSA). Le relazioni riguardano soprattutto le attività dal 1° gennaio al 30 giugno 2026; tra i fornitori citati figurano Google, Meta, Microsoft e TikTok.

Le aziende descrivono interventi sui propri servizi, dalle regole per gli annunci alle misure per le elezioni. Sono dichiarazioni sulle azioni intraprese: i dati pubblicati, presi da soli, non misurano quanta disinformazione abbia raggiunto le persone nell’Unione europea né dimostrano che la sua diffusione sia diminuita.

Che cosa dichiarano i quattro fornitori

Il semestre comune offre un perimetro temporale, ma le relazioni non usano tutte la stessa unità di misura. Per alcune attività si contano annunci o video rimossi; per altre si descrivono interventi nella ricerca, etichette o accessi concessi ai ricercatori. Questa distinzione conta prima ancora di confrontare le cifre.

  • Google. Il resoconto riguarda Search, YouTube e la pubblicità. Comprende misure per le elezioni e strumenti che aiutano a riconoscere contenuti generati o alterati con l’intelligenza artificiale. Una misura relativa alla provenienza di un contenuto descrive l’impiego dello strumento; non indica, di per sé, quanti contenuti ingannevoli siano stati visti dagli utenti europei.
  • Meta. Il report di Meta per il primo semestre 2026 dichiara 5.455.002 annunci rimossi da Facebook e Instagram, dei quali 67.225 per violazione delle regole su disinformazione o comportamento non autentico. La società include anche interventi sulle operazioni di influenza e sulle elezioni: il totale di tutti gli annunci rimossi non va quindi presentato come il numero di annunci di disinformazione.
  • Microsoft. Per Bing il punto di osservazione è la ricerca: un intervento può riguardare il posizionamento di un risultato o le informazioni mostrate in risposta a una ricerca. Un simile dato descriverebbe un’azione diversa dalla rimozione di un video o di un annuncio. Anche all’interno dello stesso gruppo, le attività dei servizi devono restare distinte.
  • TikTok. Nell’aggiornamento sul rapporto relativo al primo semestre 2026, TikTok dichiara oltre 700.000 video rimossi nello Spazio economico europeo per violazione delle sue regole sulla disinformazione, 14 campagne continuative di alfabetizzazione mediatica, altre 14 campagne temporanee in paesi interessati da elezioni e più di 180 domande approvate in Europa per l’uso dei suoi strumenti di ricerca. Video, campagne e domande rappresentano attività diverse, con territori di riferimento non identici.

Le elezioni sono un capitolo del ciclo

Le relazioni dedicano spazio alla tutela dei processi elettorali e alle crisi in corso, compresa la guerra in Ucraina. Le misure descritte possono riguardare la visibilità delle informazioni per gli elettori, la pubblicità politica, i contenuti alterati e il contrasto alle operazioni coordinate. La loro presenza in un rapporto indica quali interventi le imprese dichiarano di avere adottato, non un risultato uniforme in tutti gli Stati membri.

La dimensione geografica cambia anche all’interno delle singole relazioni. Una campagna temporanea in un paese al voto non equivale a una campagna attiva in tutta l’Unione; un’azione contro account conteggiata a livello mondiale non può essere sommata alle rimozioni di annunci europei. Per le misure elettorali è quindi essenziale mantenere insieme servizio, paese, periodo e tipo di intervento.

Perché i totali non misurano il calo della disinformazione

Una rimozione misura una decisione presa applicando le regole di una piattaforma. Il suo numero può cambiare se variano la quantità di contenuti caricati, le regole stesse o la capacità di individuare le violazioni. Senza una misura comparabile dell’esposizione degli utenti ai contenuti ingannevoli, un aumento delle rimozioni non permette di stabilire se il rischio per il pubblico sia cresciuto o diminuito.

Neppure le altre metriche rispondono tutte alla stessa domanda. Un’etichetta può rendere riconoscibile un contenuto sintetico; una campagna di alfabetizzazione registra un’iniziativa; una domanda approvata mostra che un ricercatore ha ottenuto accesso a uno strumento. Sono informazioni utili per esaminare l’attuazione degli impegni, ma non si possono sommare in un indicatore unico di efficacia. La distinzione fra Unione europea, Spazio economico europeo e dati mondiali impedisce inoltre di attribuire automaticamente ogni valore ai soli utenti dell’UE.

Il periodo indicato per il ciclo richiede la stessa attenzione. Una relazione semestrale può richiamare risultati cumulativi o iniziative avviate prima del semestre per spiegare una politica ancora in uso. Il periodo del singolo indicatore resta quello dichiarato accanto all’indicatore: trasferire ogni cifra nella finestra generale del rapporto produrrebbe un confronto inesatto.

Che ruolo hanno report e audit nel DSA

Nel quadro del DSA, il Codice offre un riferimento per valutare la conformità dei servizi di dimensioni molto grandi che vi aderiscono. Questi fornitori riferiscono ogni sei mesi sulle azioni intraprese in base agli impegni assunti; l’adesione a tali impegni è soggetta a un audit indipendente annuale. La pubblicazione delle relazioni e la valutazione indipendente sono passaggi distinti: i numeri diffusi dalle aziende non sono già l’esito dell’audit.

Dopo un anno di rendicontazione, la Commissione intende aprire dialoghi con i firmatari che gestiscono grandi piattaforme e motori di ricerca per discutere il livello degli impegni sottoscritti e la loro attuazione. Il confronto metterà al centro ciò che le relazioni rendono visibile — politiche, strumenti e interventi — e ciò che richiede ancora una valutazione separata: l’effetto sulla circolazione della disinformazione per il pubblico europeo.

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