
La Farnesina respinge il DDoS: il sito resta online e l’Italia guarda all’UE

L’ANSA riferisce che l’8 ottobre 2026 il sito della Farnesina è stato bersaglio di un attacco DDoS contenuto senza interruzioni e che NoName057(16), gruppo filorusso, ne ha rivendicato la responsabilità. Nel comunicato della Farnesina, il ministro Antonio Tajani ha detto: «Abbiamo rafforzato negli ultimi mesi le nostre capacità di prevenzione, monitoraggio e risposta alle minacce»; il ministero ha indicato il monitoraggio con il Polo Strategico Nazionale, verifiche sui siti diplomatico-consolari e un’iniziativa con la Romania e altri Stati membri nelle prossime riunioni europee.
Nella ricostruzione de L’Espresso, il portale è rimasto accessibile e le informazioni diffuse sull’incidente non indicano violazioni degli archivi né sottrazioni di dati. Il bersaglio comunicato è il sito centrale; sulle pagine delle sedi all’estero erano in corso controlli per individuare eventuali tentativi analoghi. La rivendicazione del gruppo chiarisce chi si è presentato come autore, ma non prova chi abbia eventualmente diretto l’azione.
Il portale e i controlli sulle sedi estere
Il servizio preso di mira era il sito pubblico della Farnesina. Le difese hanno contenuto il traffico ostile e il ministero non ha segnalato disservizi. Per chi doveva consultare il portale, la distinzione è concreta: un tentativo di interrompere l’accesso era in corso, ma non risulta che abbia impedito agli utenti di raggiungere le pagine.
Le analisi sui siti delle rappresentanze italiane all’estero ampliano il perimetro dei controlli: servono ad accertare se anche quelle pagine siano state oggetto di tentativi simili. Non attribuiscono automaticamente ad ambasciate e consolati un’interruzione del servizio. I loro siti, inoltre, sono un oggetto diverso dai sistemi con cui le sedi svolgono le attività interne; le informazioni diffuse sull’incidente riguardano la disponibilità dei portali web.
Il Polo Strategico Nazionale ha collaborato al monitoraggio con il ministero e le autorità competenti. La comunicazione pubblica non specifica quali componenti abbiano filtrato le richieste né quanta capacità sia stata impegnata. Il risultato dichiarato ha un perimetro preciso: la pressione sul sito centrale non ha prodotto il blocco che un attacco di questo tipo cerca di ottenere.
Disponibilità del sito e sicurezza dei dati
Un DDoS, sigla di distributed denial of service, concentra molte richieste sullo stesso servizio online. Se il carico supera la capacità di assorbirlo, le pagine possono rallentare fino a diventare irraggiungibili. Per la Farnesina sono state descritte false richieste di accesso inviate in massa: il tentativo mirava a saturare il sito, mentre i sistemi di protezione hanno mantenuto il servizio operativo.
Questa dinamica riguarda anzitutto la disponibilità, una proprietà diversa dalla riservatezza delle informazioni custodite nei sistemi. Per sottrarre documenti servirebbe un accesso ai dati o un altro canale di compromissione; il volume delle richieste rivolte a una pagina pubblica non dimostra che ciò sia avvenuto. Allo stesso tempo, il fatto che il sito risponda non costituisce da solo una verifica completa della sicurezza dei sistemi: descrive il funzionamento del servizio durante l’attacco.
Per i dati, la formulazione più precisa è che non è stata resa nota una sottrazione accertata nell’episodio descritto. Un tentativo di impedire la consultazione di un sito istituzionale può avere conseguenze per gli utenti, ma non autorizza a parlare di archivi violati. Eventuali conclusioni più ampie richiederebbero risultati specifici delle verifiche tecniche.
NoName057(16), dalla rivendicazione all’attribuzione
NoName057(16) è il gruppo filorusso che si è attribuito l’attacco. La rivendicazione è un elemento utile per ricostruire l’episodio, ma identificare esecutori, infrastrutture impiegate e possibili mandanti richiede riscontri ulteriori. L’orientamento politico dichiarato dal gruppo non dimostra, per questo specifico caso, un ordine del governo russo.
La Farnesina ha comunicato il bersaglio, la mitigazione e il monitoraggio, senza attribuire nel proprio testo l’operazione a NoName057(16). Le cronache hanno aggiunto la rivendicazione e la descrizione del DDoS: sono elementi da valutare insieme ai risultati dell’indagine, non una conclusione definitiva sulle responsabilità. L’intervento delle strutture investigative può chiarire come sia stato coordinato il traffico ostile e se altri siti siano stati effettivamente raggiunti.
La proposta italiana passa dalle riunioni europee
La risposta prospettata dall’Italia aggiunge una dimensione diplomatica alla difesa del sito. Il lavoro con la Romania e altri Stati membri riguarda proposte di designazione di attori responsabili di attacchi informatici, anche contro istituzioni italiane. Il passaggio annunciato consiste nel portare la questione alle prossime riunioni europee; non è una misura restrittiva già adottata per l’episodio della Farnesina.
La distinzione conta perché un attacco contenuto può comunque entrare nell’agenda politica quando prende di mira un’istituzione nazionale. Una designazione europea richiede invece che siano individuati i soggetti e che gli Stati membri valutino la proposta. Il comunicato non anticipa quali nomi saranno presentati né collega una designazione specifica alla sola rivendicazione di NoName057(16).
Il prossimo sviluppo concreto sarà conoscere il contenuto delle proposte che l’Italia porterà ai partner europei e l’eventuale decisione comune. Da quel passaggio dipenderà se l’iniziativa diplomatica annunciata diventerà una misura contro soggetti identificati.
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